PS. Uniamo un articolo apparso su “Avvenire” di pochi giorni or sono
Per far emergere il nostro impegno di informazione, impegno ed anche
denuncia contro questo terribile sfruttamento di tante giovani donneLa tratta. Liberate dai riti «voodoo», ancora vittime dei clienti (italiani)
Eugenia Bonetti – Avvenire - venerdì 23 marzo 2018
La massima autorità di uno Stato nigeriano ha vietato le pratiche che vincolano le ragazze ai trafficanti. L'Italia avrà coraggio per liberarle davvero, punendo chi le compra per strada?
Particolare di di Silvia Morara,
all'interno della mostra fotografica "Mai più schiave" del 2008
Il grande 'Oba' ('re') Ewuare II dell’Edo State, in Nigeria, ha ufficialmente vietato i riti voodoo che vincolano le donne vittime della tratta a pagare il debito contratto con i trafficanti di esseri umani o con le madam che gestiscono il mercato delle ragazze sulle strade italiane. Le ha liberate da un incubo. Questa notizia può sembrare poca cosa, in realtà ha portato un forte vento di speranza, capace di ribaltare in gioia la paura e il terrore dello sfruttamento o la disperazione per le violenze subite da migliaia di giovani nigeriane fatte transitare nel nostro e in altri Paesi del mondo ai fini della prostituzione coatta. La costante richiesta di sesso a pagamento anche sulle strade italiane in questi anni ha fruttato ingenti guadagni a trafficanti e maman. Per questo la notizia ha fatto esultare le vittime portate in Italia con l’inganno e le organizzazioni impegnate nella lotta contro la tratta. Migliaia di giovani donne dopo aver vissuto l’umiliazione e lo sfruttamento del loro giovane corpo ora possono pensare di sentirsi libere di vivere la loro giovinezza e guardare al futuro senza timori di ritorsioni su di loro e sulle famiglie.
Questa novità importante mi ha fatta ritornare con la mente a qualche anno fa, al mese di luglio del 2007, quando a Benin City, capitale dell’Edo State, ci fu l’apertura ufficiale e solenne di una bellissima casa di accoglienza per donne vittime di tratta che ritornavano a casa, sia perché espulse dall’Italia in quanto prive di documenti, sia perché loro stesse chiedevano di poter ritornare con dignità. La struttura, con 18 posti letto, fu costruita grazie ai fondi dell’8 per 1.000 della Cei e gestita da religiose locali, anche loro desiderose di collaborare per aiutare le giovani ad evitare l’esodo verso il miraggio dell’Europa, come pure a riaccoglierle dopo la triste esperienza dello sfruttamento sessuale fatta in Italia, in modo che potessero riprendersi in mano la loro vita e il loro futuro. Il legame con le suore nigeriane risale al 2000, quando le invitammo in Italia per tre settimane affinché si rendessero conto di dove andavano a finire le giovani del loro Paese. Le vidi piangere sulle strade di notte osservando come erano ridotte le ragazze che fino a poco tempo prima erano piene di vita nelle loro scuole e parrocchie.
Da allora si è creata una fitta collaborazione: noi abbiamo incominciato a rimandare a casa in Nigeria le giovani distrutte dall’esperienza sulla strada e rovinate psicologicamente dai riti 'voodoo', pratiche di magia nera ad opera del witch craft doctor, lo 'stregone'. Il fatto è che pur volendo tornare a casa, quelle ragazze avevano paura di essere rifiutate dalle famiglie, ossessionate dai riti voodoo per non aver pagato integralmente il grosso debito contratto con lo 'stregone' connivente con i trafficanti e con le maman, cioè le nigeriane che gestiscono il business della prostituzione. Le vittime sono sempre giovanissime, costrette a mettersi in mostra sul ciglio delle nostre strade per adescare clienti che dovrebbero essere ben coscienti di avere a che fare con delle schiave. Durante i giorni della nostra permanenza a Benin City abbiamo chiesto di incontrare il grande Oba e le sue 4 mogli. Sono state loro a rendere possibile l’incontro, sia perché desideravano omaggiare il loro Oba, sia perché volevano metterlo al corrente di questo problema dilagante. Gli abbiamo raccontato della triste situazione di migliaia di giovani donne provenienti in gran parte proprio dall’Edo State, trafficate e sfruttate spesso da donne africane che chiedevano una somma di 50-70 mila euro per poterle liberare dai riti voodoo cui le avevano costrette.