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"Come cristiani, non possiamo essere chiusi in noi stessi,
ma sempre aperti agli altri, per gli altri" (Papa Francesco)

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LIBRI

Donne

Intervento di Blessing Okoedion alla Camera dei Deputati
28 novembre 2017



Sono nigeriana, laureata in informatica.
Sono arrivata in Italia quattro anni fa con un visto di due anni per lavoro. Ma era tutto un inganno. Il negozio di computer per cui avrei dovuto lavorare non esisteva. Quando ho chiesto quanto mi avrebbero pagato, mi hanno risposto che ero io che avrei dovuto dare loro 65 mila euro: 65 mila euro! In quel momento ho capito di essere finita nelle mani dei trafficanti.
Mi è caduto il mondo addosso. Com’era potuto capitare proprio a me?
La madam mi ha messa in strada la sera stessa in cui sono arrivata in Italia. Non sapevo neppure dove mi trovassi, non parlavo una parola di italiano, mi avevano tolto tutto: documenti, cellulare...
Vedevo le altre ragazze, lì, sulla strada, e mi chiedevo come facessero. Tutte mi dicevano, con voce rassegnata: «Ci si abitua…». 
Ma come ci si può abituare a una vita di schiavitù? Per i trafficanti, per la tua madam sei una merce con cui fare soldi. Per i clienti sei un prodotto da usare e buttare via.
Lì, in strada, non sei più una persona. Non sei nessuno. Sei solo una schiava, senza libertà e dignità.
Mi sentivo già morta. 
Non so come ho trovato il coraggio di andare alla polizia. Ma l’ho fatto…e ho denunciato i miei sfruttatori. La polizia mi ha poi portata a Casa Rut, a Caserta, una casa di accoglienza gestita dalle suore orsoline. Qui ho imparato, un po’ alla volta, a ritrovare fiducia in me stessa e negli altri. Piano piano sentivo che mi stavo rinnovando come persona, come donna e anche come cristiana. A Casa Rut mi hanno trasmesso di nuovo il senso di una vita vera e bella. Dentro di me dicevo: “È una vita nuova”
Tutto questo mi ha dato la forza di parlare. Di raccontare la mia storia attraverso un libro, “Il coraggio della libertà”, e di partecipare a incontri pubblici e a programmi televisivi. Ma anche la forza di fare il lavoro di mediatrice culturale, incontrando così altre donne vittime di tratta.
Purtroppo in questi ultimi anni il numero di ragazze nigeriane sbarcate in Italia, sempre più piccole, di 14/15 anni e spesso analfabete, è in grande aumento. Arrivano attraverso il deserto e il Mediterraneo. Molte di loro muoiono durante il viaggio, quasi tutte vengono stuprate e torturate in Libia per poi finire come schiave per il mercato del sesso a pagamento, in Italia o in altri Paesi europei. 
Io pensavo all’Europa come a un grande e moderno continente, sviluppato e democratico, dove venivano garantiti diritti, libertà e dignità per tutti. 

Ecco io so che vengo da un Paese con tanti problemi ed enormi ingiustizie. Ma forse anche qui in Italia ci sarebbe bisogno di un grande lavoro di sensibilizzazione. 
Come è possibile che ancora oggi milioni di uomini continuino a comprare il corpo di una donna come se fosse una merce qualsiasi? Come è possibile non capire che in questo modo si fa il gioco sporco dei trafficanti e si diventa complici di questo infame «crimine contro l’umanità» come l’ha definito Papa Francesco?
Per questo ho deciso non solo di parlare ma anche di metterci la faccia. Per questo, insieme a tante altre persone, a Casa Rut e alle donne della Cooperativa Sociale newHope continuiamo a inventare gesti per ribadire che la vita di tutti e di ciascuno è sacra. Come ad esempio questo pacco dal nome intrigante: “Traffichiamo speranza” - che contiene manufatti sartoriali realizzati da giovani donne un tempo ridotte a merce di scarto e oggi protagoniste del loro futuro – un pacco che vuole essere un messaggio forte di impegno e solidarietà per invitare tutti a “Trafficare speranza” e dire insieme Slaves no more – mai più schiave.