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LIBRI

SUOR RITA GIARETTA:
CARI POLITICI, INDOSSATE IL GREMBIULE E NON SCORDATE GLI ULTIMI
09 luglio 2018

Testo di Vittoria Prisciandaro


La suora che a Casa Rut di Caserta accoglie le donne straniere strappate alla prostituzione ha mandato agli esponenti del nuovo governo un curioso regalo per ricordare loro di non costruire muri e non alimentare paure.
 
Colori caldi e disegni etnici sui tre grembiuli che da Caserta sono stati spediti alla volta dei palazzi delpotere. Destinatari il premier Conte, il ministro dell’Interno Salvini e quello per il welfare Di Maio. Mittenti, le Orsoline della Comunità Rut – Assunta, Rita, Nazarena e Agnese – e a seguire Mirela, Oksana, Elizabeth, Josephine, Joy e le altre socie lavoratrici e tirocinanti della cooperativa NewHope.
«Il grembiule è un segno: è fatto da donne migranti, che hanno patito schiavitù, sfruttamento, violenza, durante il viaggio, in Libia, nella traversata, e poi in Italia, buttate sulle strade. Donne schiavizzate, clandestine, che dopo un percorso di accoglienza, fatto con coraggio, sono diventate imprenditrici, protagoniste della loro storia e della nostra società civile»: suor Rita Giaretta è la responsabile di Casa Rut. Da 22 anni condivide con le consorelle un progetto di riscatto e reinserimento delle ragazze costrette a prostituirsi sulla Domiziana.

Cosa ha significato questo dono che avete inviato ai politici?
«Il nuovo governo si autodefinisce “del cambiamento” e tutti ci aspettiamo che lo sia: in umanità, in attenzione a chi fa più fatica, nell’impegno a creare luoghi e possibilità di lavoro. Questo grembiule vuol ricordare al premier Conte e ai vice-premier Di Maio e Salvini che sono stati chiamati a servire. Non è più il tempo di fare campagna elettorale, di andare avanti a slogan, di continuare a fabbricare paure. Il nostro Paese ha bisogno di fiducia, non di muri né di chiusure di porti».

Tante persone semplici sono impaurite e confuse, «non siamo razzisti», si sente dire, «però c’è un’invasione». Lei cosa risponde?
«In Italia il dramma che stiamo vivendo, soprattutto la crisi del lavoro, l’abbiamo scaricata sui nostri fratelli e sorelle migranti, che sono diventati il “capro espiatorio”. L’invasione non c’è, lo dicono i numeri, e la realtà è molto diversa da quella che viene percepita. Il vero dramma nel nostro Paese è la corruzione, la distruzione della nostra terra, un sistema economico-finanziario ingiusto, che crea sempre più disparità tra ricchi e poveri. La lotta tra poveri, che si sta creando anche con la logica del sospetto, favorisce i politici di turno, che possono fare “la loro strada”… E se si continua a lavorare sull’emergenza non si risolvono i problemi. »

L’Europa sembra sempre più in imbarazzo rispetto ai principi su cui è fondata. La vicenda migranti è una patata bollente che ci si rimpalla, mentre alcuni Paesi mostrano una chiusura totale. Di fronte a questa situazione, a suo parere quale politica la nostra nazione dovrebbe adottare?
«L’Europa non riesce a trovare la sua identità ed è veramente mancante, si sta chiudendo in una forma di egoismo che sta perdendo i valori della fratellanza e della libertà per i quali si è tanto lottato. E l’Italia con tutta la sua tradizione cattolica dov’è finita? Dov’è il Vangelo? Non si può dividere la politica dalla fede: è vero, si deve “dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare”… ma la legge della solidarietà è unica. O impareremo a riconoscerci come fratelli o saremo uno contro l’altro. E questa è una strada che apre a un egoismo che fa paura e che, soprattutto, ci fa stare male. Sì, non viviamo bene, e lo dimostra il fatto che in Europa e in Italia aumenta sempre più l’uso di farmaci antidepressivi e di tranquillanti.