• LOGIN
     

    Autenticazione

    • Utente
    • Password
     

"Come cristiani, non possiamo essere chiusi in noi stessi,
ma sempre aperti agli altri, per gli altri" (Papa Francesco)

Ultime Notizie

I Video di Slaves no More: testimonianze, eventi, la storia dell'Associazione




LIBRI

Giornata mondiale del rifugiato 2018
20 giugno 2018

Oggi 20 giugno 2018 è un giorno molto importante.

È e deve essere per tutti un giorno di profonda riflessione... Riflessione politica, sociale, morale e religiosa.

È, infatti, la giornata mondiale del rifugiato. Giornata questa che coincide con una delle pagine più basse della storia dei flussi migratori in Italia: la vicenda della nave Aquarius, accompagnata dalle molte ed offensive frasi ed esternazioni fatte a livello governativo: “… è finita la pacchia”, “… devono fare le valige”, “… non possono decidere loro dove finire la crociera” ... Tutte frasi urlate, che non fanno altro che accrescere la rabbia, il sentimento razzista ed il malcontento verso le vittime di un sistema che, a quanto pare, non viene nemmeno nominato, o solo in seconda istanza: l’organizzazione criminale, di stampo mafioso, che alimenta il traffico di esseri umani, nuova schiavitù della nostra società.

Invece di parlare delle persone che sono in pericolo e che sono costrette ad affrontare un viaggio difficile e a volte mortale, invece di pensare ai loro diritti, invece di riflettere sul fatto che in quei barconi, che solcano il Mediterraneo, ci sono padri, madri, figli e figlie, fratelli e sorelle, è più facile pensare agli interessi, ai soldi, al populismo, alla carica politica, a distogliere l’attenzione su problemi altrettanto importanti, allo sfruttare la paura reciproca come arma per accrescere le distanze e la diffidenza.

Tutto questo avviene proprio in un momento in cui i dati danno delle informazioni chiare e precise:


- Gli sbarchi di migranti in arrivo dal Nord Africa sono al livello minimo da quattro anni a questa parte. Dal 2014 al 2017, infatti, ogni anno sono sbarcati in Italia più di centomila migranti; nei primi cinque mesi del 2018 ne sono arrivati solamente 13mila (-84,20% rispetto al 2017 nel lasso di tempo: 1 gennaio 19 giugno 2018) secondo i dati del Ministero dell’Interno.

- Alla fine del 2017 le persone che godono di una forma di protezione internazionale sono circa 147mila, mentre quelle ancora in attesa e ospitate nelle strutture di accoglienza possiamo stimarle in circa 180mila (dato tratto da un recente rapporto della Fondazione Migrantes). A questi dobbiamo aggiungere i circa 600mila stranieri che vivono irregolarmente sul territorio italiano; sono persone a cui è scaduto il permesso di soggiorno, o a cui è stata respinta la richiesta di asilo, e che continuano a vivere in Italia. Sembrano numeri enormi, ma vanno messi in prospettiva. L’Italia ha 60,5 milioni di abitanti, più o meno. Gli stranieri regolari sono poco più di 5 milioni, cioè l’8%.

- Nigeria, Tunisia, Eritrea, Sudan sono gli stati di partenza maggiori.




Molti sono i minori e le donne. Soggetti a maggior rischio di abusi e violenze sia durante il lungo viaggio che una volta arrivati a destinazione. Ma come non indignarci e urlare di fronte al pianto dei bambini strappati dai loro genitori e rinchiusi nelle gabbie, usate come mezzo deterrente per coloro che vogliono emigrare nella speranza di poter dare un futuro ai loro figli? Certamente il grido dei poveri troverà ascolto al cospetto di Dio, mentre a ciascuno di noi sarà chiesto il conto della vita dei nostri fratelli e sorelle che non abbiamo saputo accogliere e da cui, un giorno, saremo giudicati: “Ero forestiero e tu mi hai accolto”.

E nel frattempo le situazioni dei migranti, in Italia, all’interno di CAS, SPRAR, CARA, CPR, … peggiorano a vista d’occhio. Le condizioni di vita di quanti sono sfruttati sessualmente, per motivi di lavoro, o altro sono ormai disumane. Preferiamo parlare di repressione e chiusure, invece che lasciare spazio all’idea di accoglienza, diritti, spirito di carità, dignità, lavoro, regolarizzazione, fraternità, pace. Ne avremmo tutti un grande beneficio.

Come mai abbiamo perso la memoria e non ricordiamo più le grosse navi che, dopo la prima e la seconda guerra mondiale, partivano dai porti di Genova o Venezia? Navi colme di persone che, rimaste senza casa e senza lavoro, partivano con famiglie intere, cariche di speranze, per raggiungere diversi Paesi oltre Oceano, con l’aspettativa di un futuro migliore. Molti italiani migranti si sono inseriti nelle nuove società, condividendo capacità, peculiarità sociali, interessi, nuovi valori. Esempio tipico tra i tanti, la famiglia di Papa Bergoglio che si è trasferita in Argentina per trovare lavoro e dare un futuro e sicurezza ai propri figli.

I flussi migratori non sono quindi un fenomeno odierno ma da sempre gli esseri umani, per diverse ragioni, hanno sentito il bisogno di muoversi e di mettersi in cammino. Un esempio su tutti, forse il più grande, è sicuramente quello della Sacra Famiglia di Nazareth, bandita, esiliata, costretta a lasciare la sua terra, in un momento particolarmente difficile per salvare la vita al piccolo Gesù che, il ricco potente della storia voleva togliere di mezzo, per timore di perdere il proprio potere e le proprie ricchezze. E così, Giuseppe e Maria con il piccolo Bambino Gesù hanno vissuto l’esperienza dell’esilio in terra straniera mettendosi in cammino e bussando alla porta di gente sconosciuta per trovare riparo e sicurezza.

L’immigrazione non è e non deve essere vista come un problema, ma come una risorsa incredibilmente bella e fruttuosa per l’Italia, sempre più vecchia e stanca, con una popolazione destinata a diminuire, dobbiamo cominciare a vedere l’immigrazione come una nuova linfa che rigenera vita e nello stesso tempo può essere sia per l’Italia come pure per l’Europa una grande ricchezza di valori umani e di forza lavorativa a beneficio non solo dell’Italia ma di tutta l’Europa.