Contro ogni forma di schiavitù

Ogni anno, il 23 agosto, l’Onu celebra la Giornata internazionale della Commemorazione del commercio degli schiavi e della sua abolizione. 

Ma ancora oggi, nel 2013, possiamo davvero dire che il commercio degli schiavi è scomparso o non dobbiamo piuttosto ricordarci che la schiavitù esiste ancora ed è in mezzo a noi in forme diverse ma altrettanto umilianti di quelle del passato? Com’è possibile parlare di abolizione quando, secondo fonti dell’Unicri, le nuove forme di schiavitù riguardano oggi circa 21 milioni di persone, l’80 per cento delle quali donne e minori? Come rispondere a questa terribile sfida che vede coinvolti  uomini, donne e bambini in cerca di un futuro migliore, di stabilità e di benessere, che si ritrovano vittime di trafficanti e criminali? Chi sono le organizzazioni e le singole persone che sfruttano situazioni di povertà e guerra per ottenere ingenti guadagni e procurare “merce” per le più svariate richieste: accattonaggio, mercato di organi, lavoro nero, trasporto di stupefacenti, ma soprattutto sfruttamento sessuale e addirittura per traffico illegale di “uteri” in affitto?

Siamo tutti responsabili di queste nuove forme di schiavitù; dobbiamo prenderne atto, ribellarci e denunciare questa vergogna del XXI secolo e lottare per creare una società dove ogni persona venga rispettata nella sua identità e dignità. Lo devono fare non solo i governi, attraverso leggi appropriate, ma anche i mezzi di comunicazione, le scuole, le varie espressioni della società civile e pure le diverse religioni, ciascuno facendosi carico anche del proprio ruolo formativo ed educativo, affinché si arrivi insieme a spezzare i molti anelli di questa terribile catena delle moderne schiavitù.  

Ben venga, quindi, a questo proposito, anche l’iniziativa del Vaticano, voluta espressamente da Papa Francesco, che ha chiesto di organizzare in Vaticano un gruppo di lavoro per analizzare e approfondire la triste realtà di questa piaga.

E ben venga anche l’iniziativa della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, che, insieme alla Federazione mondiale delle associazioni mediche cattoliche (Fiamc), organizzeranno il 2 e 3 novembre un gruppo di lavoro preparatorio per analizzare il traffico di esseri umani e la schiavitù moderna e stabilirne sia la reale situazione che un piano d'azione per combatterli. L’iniziativa è stata annunciata da mons. Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze.

Da tempo si attendeva una presa di posizione precisa da parte della Santa Sede sulla tratta di esseri umani, quale “nuova forma di schiavitù moderna”, così com’è stata definita dallo stesso Papa Francesco durante il primo messaggio di Pasqua, pronunciato dalla loggia della basilica di San Pietro. Subito dopo un nuovo richiamo al dramma della tratta di esseri umani durante l’incontro con i partecipanti del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti, in cui richiamava alla responsabilità non solo i trafficanti di “merce” umana, ma metteva sullo stesso piano anche i clienti, che, con la loro domanda, contribuiscono a sostenere il traffico di donne e minori specialmente per lo sfruttamento sessuale.

Le parole chiare e forti del Papa già preannunciavano nuovi passi e soprattutto nuove prese di posizione da parte della Chiesa, che mira sempre a tutelare la dignità e la libertà di ogni persona. 

Anche la visita a Lampedusa di Papa Francesco dello scorso luglio con i suoi accorati appelli alla responsabilità di governi e cittadini, di uomini politici e di chiesa, ha ricordato che non si risolvono i problemi con la “globalizzazione dell’indifferenza”, bensì con la globalizzazione dell’attenzione, dell’accoglienza e della cura del proprio fratello o sorella. Solo unendo le nostre forze, senza interessi di parte, potremo debellare questa terribile schiavitù in costante aumento. 

Ci rallegriamo quindi che gli appelli di Papa Francesco non siano caduti nel vuoto e che abbiamo trovato un riscontro concreto già nell’iniziativa, unica nel suo genere, del prossimo novembre. E auspichiamo  che vengano coinvolte tutte le organizzazioni che da anni si occupano di traffico di esseri umani, affinché si possa insieme riflettere non solo sui numeri bensì sui volti e le storie di tante persone sfruttate e umiliate, ma anche recuperate attraverso le nostre comunità e inserite positivamente nella società.

 

 

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