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"Come cristiani, non possiamo essere chiusi in noi stessi,
ma sempre aperti agli altri, per gli altri" (Papa Francesco)

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I Video di Slaves no More: testimonianze, eventi, la storia dell'Associazione




LIBRI

Presentazione

SLAVES NO MORE MAI PIÙ SCHIAVE
 
ASSOCIAZIONE CONTRO LE VIOLENZE SULLE DONNE E IL TRAFFICO
DI ESSERI UMANI PER LO SFRUTTAMENTO LAVORATIVO E SESSUALE


«La tratta di persone è la schiavitù più estesa in questo XXI secolo!». (Papa Francesco)

Sono sempre più frequenti le notizie che riguardano sconcertanti violenze sulle donne. Un fenomeno globale che si traduce in varie e drammatiche situazioni: oltre 150 “femminicidi” in Italia nell’ultimo anno, migliaia di donne e ragazze stuprate e uccise in India, milioni di bambine nel mondo che continuano a subire la pratica barbara delle mutilazioni genitali… Meno si parla di un altro fenomeno più sommerso, ma altrettanto drammatico: quello della tratta degli esseri umani, specialmente per lo sfruttamento sessuale. Una vera e propria schiavitù contemporanea. Che riguarda milioni di donne in tutto il mondo.
 
Per combattere contro questa piaga, ma anche per lottare contro tutte le forme di violenza, abuso e discriminazione di cui sono vittime le donne, è nata il 29 dicembre 2012 l’associazione Slaves no More onlus (Mai più schiave), su iniziativa di religiose e laici da tempo impegnati a vario titolo nella lotta al traffico di esseri umani e nella salvaguardia delle vittime. Presidente è suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, che da vent’anni si occupa di questo fenomeno che coinvolge migliaia di ragazze, soprattutto immigrate, sfruttate sulle strade nel nostro Paese. Un’esperienza raccontata anche nei libri Schiave (San Paolo 2010) e Spezzare le catene (Rizzoli 2012).
 
«Con questa associazione - spiega suor Eugenia - vorremmo poter agire in modo ancora più efficace per prevenire e contrastare le violenze sulle donne e per combattere il fenomeno della tratta, lavorando in rete con altri gruppi, enti e associazioni sia in Italia che all’estero. Di qui, il nome in inglese. Proprio perché ci inseriamo in una dimensione internazionale. Quello del traffico di esseri umani si configura, infatti, come un fenomeno che tocca diversi Paesi di origine, transito e destinazione con cui vorremmo intensificare contatti e collaborazioni».
 
L’Associazione Slaves no More persegue il fine esclusivo della promozione sociale, umana, civile, culturale e interculturale di donne e minori in situazioni di vulnerabilità e difficoltà, vittime di violenze, abusi, tratta e riduzione in schiavitù. Inoltre, precisa suor Eugenia, «l’associazione ha tra i suoi scopi prioritari la formazione, l’informazione e la prevenzione, la liberazione e la promozione della donna emarginata e vittima di situazioni che la privano della sua dignità e legalità. Ma anche il sostegno e la reintegrazione socio-lavorativa attraverso progetti personalizzati sia in Italia che nei Paesi di provenienza delle donne immigrate. Questo perché vorremmo potere restituire un futuro a giovani donne, a cui è stata tolta qualsiasi prospettiva di vita dignitosa».
 
Slaves no More nasce, dunque, con un orizzonte ampio. E tra i primi progetti, si impegnerà a realizzare rimpatri assistiti di giovani donne nigeriane vittime di tratta e sfruttamento sessuale, rinchiuse nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) o accolte in case di accoglienza. Un modo per dire, molto concretamente, che questi viaggi da incubo non sono a senso unico, ma che si può tornare a casa in maniera dignitosa. Per questo l’associazione intensificherà la collaborazione con il Comitato per il supporto della dignità della donna (Cosudow) della Conferenza delle religiose nigeriane e con altri enti e associazioni che operano in Nigeria.