• LOGIN
     

    Autenticazione

    • Utente
    • Password
     

"Come cristiani, non possiamo essere chiusi in noi stessi,
ma sempre aperti agli altri, per gli altri" (Papa Francesco)

Ultime Notizie

I Video di Slaves no More: testimonianze, eventi, la storia dell'Associazione




LIBRI

Giornata della divina misericordia 2018
08 aprile 2018

Giornata della divina misericordia 2018
“Misericordia e Liberazione”
La Misericordia che Libera, Riscatta e Guarisce le Ferite



di Suor Eugenia Bonetti MC



Nella giornata in cui la Chiesa celebra la festa della “Divina Misericordia” mi piace ricordare come nel nostro servizio quotidiano a contatto con tante giovani donne distrutte nel loro equilibrio umano e psicologico l’atteggiamento e il contatto fatto di misericordia e di compassione è di grande auto per ricostruire la vita e il futuro di queste giovani immigrate distrutte dalla situazione di sfruttamento. Un approccio di comprensione, di bontà, di aiuto e soprattutto di misericordia, che non giudica e non condanna è di fondamentale forza per guarire le ferite e aiutarle a recuperare la forza e il coraggio di rialzarsi e di credere che è ancora possibile riappropriarsi della loro vita e della loro dignità di donna.

Pensando alla mia lunga esperienza a contatto con tante giovani donne straniere ferite e distrutte sulle nostre strade dai nostri connazionali, che si professano credenti, mi viene spontaneo riflettere sulla parabola del “buon samaritano” e trovare tutti gli elementi di ciò che vivono oggi migliaia di giovani donne immigrate sulle nostre strade. Anche loro si sono messe in viaggio in cerca di un futuro e invece sono diventate preda di ladroni che le derubano della loro dignità e identità, come pure  della “globalizzazione della indifferenza.



Chi è il mio prossimo?

“Un dottore della legge, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto (Lc 10:29-37).

Ma può essere ancora attuale, oggi, questa parabola e soprattutto la risposta che Gesù da’ a chi gli chiede ancora: “Chi è il mio prossimo?”

Se Gesù volesse attualizzare questa parabola, oggi, forse inizierebbe cosi: “Una giovane donna viaggiava dalla Nigeria verso l’Italia attraverso il deserto del Sahara e incappò nei trafficanti che la ingannarono, violentarono e derubarono della sua identità, dignità, legalità e libertà, lasciandola mezza morta”… Come avrebbe continuato Gesù il suo racconto? Come avrebbe interpretato e spiegato questa parabola?

Analizzando personaggi, atteggiamenti ed interventi troviamo una chiara analogia tra ciò che Gesù proponeva ai suoi interlocutori con la parabola del Buon Samaritano e ciò che avviene, oggi, in un nuovo contesto, sulle strade delle nostre città e paesi. Cambiano i volti, i nomi, le circostanze, ma la realtà di violenza sulla persona debole e indifesa non cambia. Come giustificare e interpretare questa parabola?



La situazione della donna nel mondo oggi

Il volto della povertà, emarginazione, discriminazione e sfruttamento nel mondo, oggi è assunto dalle donne. Esse rappresentano l’80% di quanti vivono in condizioni di assoluta povertà e circa i due terzi degli 850 milioni di analfabeti presenti nel mondo. Più della metà delle persone colpite dal virus dell'AIDS sono donne tra i 15 e i 24 anni; la maggior parte di loro vivono nei Paesi in via di sviluppo. Infatti:




  • E’ la donna che in molti Paesi deve pensare al sostentamento della famiglia;

  • E’ la donna che soffre a causa della carestia e della scarsità d’acqua, delle guerre e lotte tribali;

  • E’ la donna che soffre per la mancanza di medicine e il contagio dell’AIDS;

  • E’ la donna che non può frequentare la scuola ed è esclusa da compiti di responsabilità;

  • Ed è lei che spesso è costretta a lasciare la propria patria per cercare altrove sicurezza e benessere per sé e per la famiglia;

  • E’ ancora la donna che subisce atti di violenza – in maggior parte sessuali;

  • Ed è ancora lei che spesso è costretta a vendere il suo corpo (l’unica risorsa – a volte - che possiede!) per essere usato come oggetto di piacere e fonte di guadagno per altri;

  • Ma la povertà più umiliante per una donna è quella di essere venduta e comprata.


La prostituzione non è un fenomeno nuovo, ma ciò che è nuovo è che questo commercio globale sfrutta l’estrema povertà e vulnerabilità di molte donne e minorenni immigrate: le schiave del XXI secolo. Ingannate, schiavizzate e gettate sui nostri marciapiedi o in locali notturni, “le prostitute” sono l’ennesimo esempio della ingiusta discriminazione imposta alle donne dalla nostra società.



La “Tratta” delle schiave: donne e minori in vendita

All’inizio degli anni 80, come conseguenza delle continue difficoltà economiche nei paesi in via si sviluppo, migliaia di donne emigrarono in Europa in cerca di lavoro e di una migliore qualità di vita. Molte di queste donne, clandestine, povere e vulnerabili divennero preda di organizzazioni criminali, internazionali e transnazionali, connesse con l’industria del sesso. L’Italia non fu esente da tale fenomeno, anzi, divenne paese di “transito” e di “destinazione” per migliaia di giovani donne comprate e vendute come merce.




Catena e schiavitù

Simbolo di ogni schiavitù è e rimane sempre la catena: strumento che toglie alla persona libertà di azione per sottometterla al volere di un’altra. E come la catena è formata da molti anelli, così è la catena di queste nuove schiave del ventunesimo secolo. Gli anelli hanno dei nomi e sono quelli delle vittime e della loro povertà, degli sfruttatori con i loro ingenti guadagni, dei clienti con le loro frustrazioni, della società con la sua opulenza e carenza di valori, dei governi con i loro sistemi di corruzione e di connivenze, della Chiesa e di ogni cristiano, con il nostro silenzio e l’indifferenza. Più volte Papa Francesco ha parlato della globalizzazione dell’indifferenza.



La Misericordia che cura e guarisce le ferite

La vita religiosa, dunque, fedele al suo mandato che sgorga dagli imperativi del Vangelo e dal carisma specifico delle proprie congregazioni ha un ruolo unico e profetico da svolgere. Questo ruolo può essere raggiunto solo se si uniscono le forze per rispondere positivamente nella lotta contro lo sfruttamento degli esseri umani - soprattutto di donne e bambini - coinvolti nella rete internazionale di trafficanti di esseri umani. I trafficanti sono organizzatissimi per non perdere i loro ingenti guadagni e quindi noi pure siamo chiamati ad essere altrettanto organizzati. La nostra testimonianza profetica nella lotta per la dignità di ogni donna e per i suoi diritti umani diventa una vera espressione della “Misericordia che guarisce le ferite”. Ciò si esprime attraverso:




  • Unità di strada insieme a gruppi parrocchiali come primo contatto con le vittime;

  • Centri di ascolto predisposti per accogliere i problemi delle donne in cerca di aiuto;

  • Comunità di accoglienza o case famiglia per progetti di reintegrazione sociale;

  • Aiuto spirituale per una riscoperta della propria fede e cultura che aiuta a recuperare l’auto stima e a guarire le profonde ferite causate dall’esperienza vissuta;

  • Preparazione professionale con corsi di lingua e addestramento lavorativo;

  • Assistenza legale, per permettere a queste donne di reperire tutta la documentazione necessaria per uscire dalla clandestinità ed avere un regolare permesso di soggiorno;

  • Collaborazione con Ambasciate per ottenere documenti di identificazione;

  • Visite settimanali al CIE di Ponte Galeria, Roma (Centro di Identificazione ed Espulsione) – di un gruppo di religiose di diverse nazionalità e appartenenti a varie Congregazioni per l’assistenza pastorale e umana a donne in attesa di espulsione. Presenza molto importante per aiutare queste donne a guarire le profonde ferite che si portano dentro, specie in vista di una espulsione perché prive di documenti. In questo luogo in modo particolare si sperimenta  ciò che vuol dire essere Samaritani oggi e curare le ferite  causate dallo sfruttamento e dall’espulsione.



 

Il lavoro in rete è la nostra più grande forza


Consce della ricchezza dei nostri carismi di Carità e della realtà della nostra presenza in ogni parte del mondo, ci siamo messe in contatto con alcune Conferenze delle Religiose dei paesi di provenienza delle vittime, specie quelle della Nigeria e dei Paesi dell’EST Europa per operare in piena sinergia. La nostra rete naturale ed i nostri carismi specifici sono di grande aiuto, specie per prevenire l’esodo di tante giovani verso la “terra promessa” nonché offrire adeguata assistenza a coloro che sono rimpatriate e prive di aiuti.



Un invito all’azione. A secondo delle varie responsabilità chiediamo:



  • alla famiglia umana di sviluppare un forte sistema economico per offrire alle donne l'opportunità di una vita migliore, senza essere costrette a e migrare e vendere il proprio corpo;

  • ai governi di reprimere e punire la tratta di esseri umani, proteggere e reinserire legalmente le vittime con una legislazione adeguata;

  • alla società di fare pressione per ottenere misure efficaci per combattere la richiesta di sesso a pagamento e salvaguardare i valori di fedeltà, dell’amore e unità della famiglia;

  • alla Chiesa, di promuovere la dignità di ogni donna, creata ad immagine di Dio e offrire una visione umana e cristiana della sessualità con relazioni vere e trasparenti tra uomo-donna;

  • alla scuola di trasmettere ai nostri giovani una corretta formazione e informazione sui valori veri della vita basati sul rispetto reciproco;

  • ai media di proiettare una immagine vera, completa, equilibrata e accurata della donna, riconoscendo il suo pieno valore umano, con le sue doti e ricchezze di natura e di grazia.



 

Conclusione: Chi è il mio Prossimo?


Ci sentiamo tutti responsabili di questo grosso disagio sociale che sta distruggendo la vita di tante giovani indifese e vulnerabili, ma che distrugge pure tante famiglie e mette in discussione le nostre stesse comunità cristiane e civili. Ciascuno di noi ha un ruolo da svolgere con responsabilità a secondo delle proprie competenze: autorità sociali e religiose, funzionari dell’ordine pubblico e operatori del settore privato, insegnanti e genitori, Parrocchie e Congregazioni religiose, uomini e donne che mirano al bene comune basato sul valore e rispetto di ogni persona. Attraverso le nostre risposte alle sfide moderne e alle nuove povertà, che rendono visibile e credibile la nostra missione di una Chiesa viva, misericordiosa e attenta ai più deboli e alla formazione di generazioni future potremo vivere concretamente il messaggio della Misericordia come i nuovi Samaritani del terzo millennio che ancora oggi si interrogano: “Chi è il mio prossimo”? E la risposta non può essere che la stessa: “Va, e anche tu fa lo stesso”. Va e cerca di guarire le profonde ferite di questa nostra umanità malata e bisognosa di misericordia.