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Suor Reungoat: al Dicastero per i Vescovi con il largo orizzonte missionario
15 luglio 2022

Vatican News
Antonella Palermo - Città del Vaticano

La religiosa commenta la nomina, "una sorpresa totale", e indica la qualità prioritaria che ritiene debba avere un vescovo: l'ascolto profondo della gente. "Se non c’è questo atteggiamento di fondo - precisa - si rischia di costruire edifici a partire dal tetto e di non mettere le basi dell’evangelizzazione, quindi di non arrivare al cuore delle persone"

Tra le tre donne nominate dal Papa membri del Dicastero per i Vescovi, figura Suor Yvonne Reungoat, F.M.A., già Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il carisma salesiano ha portato la religiosa - nata a Plouenan (Finistère, Francia) nel 1945 - a privilegiare l’attenzione alle giovani in formazione, al saper farsi carico della povertà e sofferenza degli ultimi, alla formazione degli animatori. Notevole è stata la sua capacità di inculturazione nella realtà africana. E' Presidente dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia (Usmi), e quando la raggiungiamo per l'intervista ci investe di calorosa disponibilità.


Si aspettava questa nomina?


No, non me l’aspettavo assolutamente. Avevo visto che il Papa aveva accennato a questa intenzione, e la consideravo una buona notizia, ma non avevo assolutamente pensato che avrei potuto esserci anch’io. E’ stata una sorpresa totale che ho appreso dai messaggi di congratulazioni che ho ricevuto.


Sono nomine che si inseriscono nella applicazione sollecita della Praedicate Evangelium. Come commenta il percorso che ha portato a questo documento?


Penso che il documento è stato maturato nei nove anni di pontificato. Immediatamente, Papa Francesco ha incominciato a pensare, con il Consiglio dei Cardinali, a una riforma della Curia. Un periodo che ha richiesto certamente molto lavoro, riflessione, discernimento per arrivare alla promulgazione di questa Costituzione apostolica. E’ per me un segno molto evidente della coerenza di Papa Francesco che aveva ricevuto le consegne e che ha seguito la richiesta e i bisogni della Chiesa, attraverso alcune riforme progressive. E’ un documento che dà un volto importante alla Curia Romana, secondo me, perché viene riconosciuto il ruolo di laici e di donne che possono assumente responsabilità apicali in alcuni Dicasteri. Un segno di una mentalità, di un cambiamento profondo a mio parere, di uno spirito che guida il Papa nel solco del Concilio Vaticano II e che si va realizzando progressivamente. Un segno di grande speranza e anche di responsabilità perché chiama alla corresponsabilità tutti nelle diverse vocazioni nella Chiesa.


Precisamente quale sarà il vostro compito?


Non te lo so chiarire, è così nuova la notizia! Collaboreremo alla nomina dei vescovi nel mondo. In quale forma non lo so dire, perché non ho ancora nessuna indicazione concreta. Ciò che si può pensare è che potremo essere chiamate a studiare il risultato delle consultazioni che i nunzi fanno arrivare alla Segreteria di Stato, studiare questi dossier e dare un parere per facilitare la scelta dei futuri vescovi.


Che qualità lei ritiene prioritaria in un vescovo?


Sicuramente che sia un pastore, un sacerdote che manifesta nel suo modo di vivere una capacità di vicinanza al popolo, di ascolto, di accompagnamento e di coinvolgimento di tutte le vocazioni nella propria Chiesa locale. In questo senso, il cammino della sinodalità che la Chiesa sta facendo credo sia particolarmente importante. Un pastore ha il senso della sua responsabilità ma nello stesso tempo si mette in ascolto anche del mondo fuori della Chiesa. Perché la Chiesa non esiste per sé stessa, ma esiste per il mondo, per tutta la gente di buona volontà. Quindi deve avere uno spirito missionario, di grande apertura.


In che misura la sua esperienza pregressa di Superiora generale della sua congregazione e la sua missione in Africa, per esempio, pensa che potrà aiutarla in questo compito?


Mi aiuterà sicuramente la visione di una Chiesa universale inserita in un mondo che è in profondo cambiamento ovunque e che deve rispondere a tante sfide per l’evangelizzazione e per la relazione con le altre religioni nel mondo. Il fatto di essere stata Superiora generale di un istituto come il nostro mi ha dato una esperienza unica nel conoscere i cinque continenti e nell'averne un contatto diretto e una conoscenza diretta attraverso le nostre comunità o gli incontri con i vescovi dove siamo presenti e con la gente. Una esperienza di larghi orizzonti che mi ha fatto in un certo senso cambiare gli schemi mentali che potevo avere prima. Mi ha dato questo senso di grande rispetto delle diversità, delle diversità culturali, del tempo anche che è necessario per conoscere e non pretendere. Ci vuole tanto ascolto, tanta osservazione.


E il carisma delle Figlie di Maria Ausiliatrice come l’aiuterà?


Il nostro è il carisma educativo. Da una parte credo che sia un carisma missionario e aperto a tutti. E’ certamente un elemento che mi aiuterà ad avere un approccio di apertura alle diverse Chiese locali. Poi credo che anche i vescovi debbano avere chiara l’importanza della educazione nel cammino della fede e nel cammino della Chiesa. Perché l’educazione è la base di tutto, la base della costruzione della società. E’ la base fondamentale per accompagnare la costruzione di personalità a partire dai più piccoli.


Sotto questo profilo, ritiene che anche i vescovi, dal canto loro, dovrebbero essere ‘docili’ ad una sorta di ‘educazione’ dalla base del popolo di Dio?


Certamente, perciò parlavo di ascolto, ascolto profondo. In realtà, ci educhiamo gli uni gli altri. Penso che non si può essere pastori senza prima mettersi in ascolto e lasciarsi, direi, insegnare, guidare dal popolo, dalla base. Se non c’è questo atteggiamento di fondo si rischia di costruire edifici a partire dal tetto e di non mettere le basi dell’evangelizzazione, di non arrivare al cuore delle persone. E se non si arriva al cuore delle persone non si fa evangelizzazione, non si fa cammino insieme. Tutti siamo chiamati a metterci in ascolto della realtà e discernere insieme delle vie che lo Spirito ci può indicare.


Papa Francesco, nell’intervista concessa a Televisaha detto – tra le altre cose – che se dovesse rinunciare al suo ministero petrino gli piacerebbe essere chiamato, appunto, ‘vescovo’ emerito. E che gli piacerebbe confessare le persone e visitare i malati. Come la interpellano queste sue affermazioni?


Mi sono arrivate al cuore. Perché Papa Francesco si situa proprio in questa linea di pastore che si mette al servizio, nella semplicità. Corrisponde a quello che lui è. Sono impressionata dalla coerenza di Papa Francesco tra quello che dice, che insegna e le scelte che fa. E questa è una di quelle, è un segno anche per me, che ho concluso la missione di Superiora generale nell’ottobre scorso e ora sto vivendo l’essere una figlia di Maria ausiliatrice come tutte le altre. Mi fa riflettere.
 


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