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LIBRI

Contro le nuove forme di schiavitù
05 marzo 2018



Donne e minori, sfruttati e umiliati, per la richiesta di sesso a pagamento, sulle strade della nostra cattolicissima Italia


Il giorno di Pasqua  del 2013, pochi giorni dopo la sua elezione, papa Francesco nel suo primo messaggio Urbi et Orbi, ha pronunciato queste parole: «Pace a tutto il mondo, ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, ferito dall’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo». Quel giorno, il mio cuore ha avuto un impeto di riconoscenza e di gioia, nella certezza che, nella Chiesa, avremmo trovato in Francesco un alleato fedele e coraggioso nella lotta contro tutte le forme di schiavitù e sfruttamento, particolarmente di donne e minori. Non ci siamo illusi. Il Papa, da allora, non ha mai cessato di alzare la voce, non solo contro i trafficanti di schiavi ma, soprattutto, contro la globalizzazione della indifferenza, anche all’interno della Chiesa.

Da parecchio tempo portavo nel mio cuore il desiderio di organizzare una giornata internazionale contro la tratta di persone e, particolarmente, contro lo sfruttamento della dignità della donna, per riscoprire il valore della sua presenza nella famiglia, nella società e anche nella Chiesa. Dopo quel primo momento di speranza con altre consorelle, che condividevano questo servizio, accogliendo diverse migliaia di donne nelle nostre Case famiglia per un recupero della loro dignità e libertà, sorse in noi il desiderio di poter incontrare papa Francesco e condividere con lui le nostre difficoltà e aspettative.

La nostra richiesta di incontrarlo, partecipando all’eucaristia in Casa Santa Marta, con un gruppetto di religiose in rappresentanza delle circa 200 suore impegnate nelle Case accoglienza, fu accolta. Il venerdì mattina, 20 settembre 2013, quattro religiose di diverse congregazioni e nazionalità, piene di stupore ed emozione, hanno potuto accedere alla cappella di Santa Marta, dove Francesco celebra l’eucaristia quotidiana. Al termine della messa, oltre al saluto cordiale e alla presentazione di ciascuna di noi, abbiamo fatto dono  a Francesco di un opuscolo a lui dedicato: Dietro le sbarre. Dieci anni di presenza delle religiose nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, che racconta il servizio di 60 religiose, di 27 nazionalità e 28 congregazioni, che si sono susseguite dal 2003 al 2013 in questo ministero di misericordia e consolazione.

Al termine, gli abbiamo avanzato una richiesta accorata. Gli abbiamo presentato la nostra difficoltà di trovare aiuto e sostegno, a volte anche da parte della Chiesa, dalle parrocchie, nonché dalle congregazioni maschili che non avevano ancora assunto un ruolo specifico di aiuto, formazione e informazione dei fedeli rispetto al tema della tratta di esseri umani, nello specifico di donne e minori, sfruttati e umiliati, per la richiesta di sesso a pagamento. Sono proprio i consumatori, infatti, i clienti (per il 90% cattolici) che sostengono e alimentano la tratta e gli ingenti guadagni dei trafficanti. Francesco ascoltava con attenzione, incoraggiandoci a continuare nel nostro servizio.

Non poteva, però, mancare la richiesta di iniziare a celebrare ogni anno, in tutta la Chiesa universale, la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani, la nuova forma di schiavitù ddel nostro secolo, nella festa di santa Giuseppina Bakhita, patrona di tutti gli schiavi di ieri e di oggi. Papa Francesco ha colto, con particolare attenzione, questa richiesta, che è diventata realtà, per la prima volta,
l’8 febbraio del 2016, memoria della santa. Grazie a questa iniziativa, molte diocesi, parrocchie e congregazioni d’Italia si sono unite per vivere questa Giornata, utile per proporre iniziative di formazione, informazione e preghiera per spezzare, una volta e per sempre, ggli anelli di tale schiavitù moderna, che ha al suo attivo migliaia di vittime anche nel nostro Paese cosiddetto cattolico. Purtroppo, ci sono ancora troppe comunità diocesane, parrocchiali e congregazioni religiose cche non si sono lasciate coinvolgere in questa iniziativa.

Il tema scelto quest’anno da un comitato di preparazione, sotto la guida del gruppo di religiose che operano a livello mondiale, Talitha Kum, è: Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla tratta! Si considerano i due fenomeni della tratta e delle migrazioni, con un’attenzione particolare alla sorte dei bambini, che sono  la preda più ambita. Possa  santa Giuseppina Bakhita, piccola schiava sudanese, liberata dal suo stato di schiavitù, portata in Italia, educata in un collegio di religiose e diventata lei stessa suora canossiana, beatificata e canonizzata da papa Giovanni Paolo II durante l’Anno santo del 2000 e proclamata patrona e pro tettrice dei migranti, intercedere per la liberazione di tutte le schiave del ventunesimo secolo.

P
ossa, inoltre, la Giornata ecclesiale e mondiale contro la tratta di persone coinvolgere tutte le diocesi, parrocchie, congregazioni, scuole, associazioni e mass media, affinché ne scaturisca una forte ppresa di coscienza nel combattere e richiedere l’abolizione di tutte le forme di schiavitù odierne, con un accento sulla schiavitù sessuale molto visibile sulle nostre strade piene di giovani donne immigrate e sfruttate. Terribile vergogna per un Paese che si dice civile e cristiano.

                                                                                     Suor Eugenia Bonetti