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LIBRI

Ucraina. Tornano le bandiere della pace: “La guerra in Europa è una inaccettabile follia”
22 febbraio 2022


 
Da Redattore Sociale


ROMA - La guerra in Ucraina è “una inaccettabile follia. La sola idea che si debba tornare ad affrontare una guerra in Europa è una autentica follia”. Sono queste le parole che accompagnano una petizione online sottoscritta in pochi giorni da oltre 58 mila persone, lanciata da Flavio Lotti (Tavola della pace) e Marco Mascia (Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” – Università di Padova) su Change.org.
La campagna è un vero e proprio “appello contro la guerra in Europa” e proprio dalle pagine della petizione, in parallelo alla raccolta firme i promotori hanno lanciato la richiesta rivolta a tutti i firmatari di appendere la bandiera della pace alla finestra con successiva azione social.


“Tutti i responsabili dell’Unione Europea e della politica internazionale sono chiamati ad agire con determinazione per impedire che la crisi dell’Ucraina sfoci in una nuova guerra che avrebbe conseguenze devastanti per tutto il mondo. Sarebbe una pericolosissima regressione storica - si legge nel testo della petizione -. L’Europa dica subito una parola chiara: Mai più guerra in Europa! E agisca di conseguenza”.


Nelle pagine dell'appello si sottolinea anche che “non c’è alcuna possibilità di difendere i diritti umani o di risolvere le crisi muovendo carri armati, soldati, navi e aerei di guerra. Con la guerra si scaricherebbe su noi tutti una catastrofe umanitaria, una crisi energetica ed economica di enormi e incontrollabili proporzioni”. Rimarcando poi che “l’Unione Europea è un progetto di pace. Nessun processo di allargamento politico o militare può avvenire a spese della vita e della pace”.


“Allo stesso tempo - si legge -, è necessario riconoscere che l’escalation in Ucraina è espressione del grave prolungato deterioramento delle relazioni internazionali e dell’altrettanto serio indebolimento delle Istituzioni internazionali. L’Italia e l’Europa lavorino per cambiare rotta: senza il rispetto della legalità internazionale, senza la democratizzazione e il rilancio del dialogo politico e della cooperazione a tutti i livelli sarà impossibile difendere i diritti umani e affrontare efficacemente le tante crisi che incombono”.

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