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"Come cristiani, non possiamo essere chiusi in noi stessi,
ma sempre aperti agli altri, per gli altri" (Papa Francesco)

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I Video di Slaves no More: testimonianze, eventi, la storia dell'Associazione




LIBRI

Giornata Internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza
20 novembre 2020

Questo è un momento epocale, un periodo unico che ci mette tutti in discussione come singoli, come società e come chiesa. Ci troviamo ad affrontare un virus invisibile che ci spaventa e che ci isola, lasciandoci una sensazione di solitudine e di terrore.

Proprio in uno scenario del genere noi tutti siamo chiamati ad essere prossimi ed attenti ai tanti poveri di oggi, a chi è emarginato, agli ultimi, nonché a tutti coloro che Papa Francesco ricorda sempre in quanto esclusi e dimenticati. Tra questi ci sono le migliaia di migranti, in particolare di bambini e giovani ragazze e ragazzi che in questo momento di chiusura e paura dell’altro e dello straniero, si trovano ad affrontare realtà sempre più dure, discriminatorie e pericolose.

 





I diversi servizi collegati che lo Stato precedentemente metteva a disposizione, su tutto il territorio e che formavano la nostra rete e il nostro sistema di accoglienza, si sono paralizzati, non sapendo esattamente come potersi comportare e quali direttive seguire. Questo cambiamento così repentino ha lasciato, purtroppo, un vuoto che ha messo a dura prova le varie associazioni caritative, gli operatori e tutti quelli che usufruivano dei servizi.

È quindi necessario ripensare e rivedere il nostro sistema di accoglienza su tutto il territorio italiano, in un’ottica nuova ed innovativa per cercare di superare le tante difficoltà che eventi come il Covid-19 hanno messo in evidenza.

Slaves no More, da sempre è stata vicina alle donne e giovani donne vittime di tratta e di sfruttamento sulle nostre strade offrendo sostegno e opportunità di liberazione, attraverso progetti di reintegrazione, sia in Italia che nei loro Paesi di provenienza. Siamo fortemente convinti che la dignità, la libertà e la legalità siano diritti imprescindibili per ogni essere umano.

Ragazze sempre più giovani, minorenni, analfabete e fragili vengono prese di mira e schiavizzate, usate, maltrattate, violentate. Giovani che dopo essere soggiogate diventano merce di scambio da cui trarre profitto economico. Ragazze che avrebbero tutta la vita davanti a loro e che invece vengono comprate e vendute.

 





Siamo quindi tutti chiamati a lavorare in rete, nessuno escluso: dalle associazioni alle istituzioni, dalla chiesa alla politica, dalla società civile agli organismi di polizia e di controllo, sia in Italia, che in Europa e nel mondo. Soprattutto noi donne in qualità di madri, sorelle, amiche dobbiamo prestare il nostro aiuto e la nostra attenzione alle tante vittime della tratta e dello sfruttamento.

Dobbiamo lavorare di concerto per creare ponti, non per distruggerli. Dobbiamo proteggere le vittime dallo sfruttamento, dalla tratta e dai gruppi criminali che traggono profitto dalle migliaia di persone che decidono di intraprendere un percorso migratorio. Questi gruppi sono ben organizzati e hanno a disposizione molti mezzi, economici e non. Noi dobbiamo quindi essere altrettanto uniti e preparati ad affrontare i vari e costanti cambiamenti per proteggere la dignità di ogni persona, creata ad immagine di Dio e mai più schiava dei nostri vili interessi umani.

I nostri lunghi anni di esperienza notturne sulle strade, come pure durante le settimanali visite al CIE di Ponte Galeria o nelle comunità di accoglienza e di recupero di tante giovani vittime di sfruttamento, abbiamo sperimentato che cosa vuol dire essere oggi, “samaritani del terzo millennio” che ancora si domandano: “Chi è il mio prossimo?” E la risposta non può essere che la medesima: “Va e anche tu fa lo stesso”.