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LIBRI

Riflessione sulla Giornata Mondiale Di Lotta Al Traffico Di Esseri Umani
29 luglio 2020

"Il traffico di esseri umani è un crimine contro l'umanità " (Papa Francesco)
 

Il traffico di esseri umani continua a essere una delle più terribili piaghe della nostra epoca, che fornisce alla criminalità internazionale organizzata degli ingenti guadagni. I gruppi criminali continuano ad ingannare le persone più vulnerabili, nei contesti più poveri di tanti Paesi in difficoltà, promettendo futuro radioso e ricchezze nei, così detti, Paesi “sviluppati”. Quello che avviene purtroppo è tutt'altro: violenze fisiche e psicologiche, sottomissione, privazione e violazione dei diritti fondamentali, fino ad arrivare alla riduzione in schiavitù, sfruttamento sessuale, lavorativo, per accattonaggio, per prelievo di organi e tessuti.


 



 



 


Sono oltre 25 milioni le vittime del traffico nel mondo, di cui il 72% sono donne, soprattutto giovani e minorenni. La percentuale maschile è rappresentata in particolar modo da ragazzi minorenni.
Molti dei Paesi destinatari di questi nuovi schiavi hanno bisogno di manodopera a basso costo per vari servizi (in agricoltura, nella ristorazione, nel mercato dello sfruttamento sessuale, o nel commercio) e sanno bene che la criminalità offre lavoro alle persone più vulnerabili e svantaggiate nei Paesi in cui le economie sono più deboli e la povertà fortemente diffusa. Queste offerte di lavoro sono vendute dietro certezza di un posto di lavoro sicuro in quei Paesi che hanno economie più floride. Tutti sappiamo cosa poi realmente avviene. Purtroppo questi Paesi di destinazione poco fanno per bloccare all'origine questo traffico e trovare soluzioni adeguate sui propri territori per spezzare le catene dello sfruttamento.
In questi ultimi 20 anni che ci separano dalla approvazione del Protocollo di Palermo voluto dalle Nazioni Unite per contrastare il traffico di esseri umani, il 92% dei Paesi ha ormai una legislazione contro la tratta e si sono dotatati di strumenti per affrontarla e combatterla. Eppure il traffico di esseri umani, non solo non si ferma, ma aumenta. Forse queste legislazioni sono ormai insufficienti o carenti o addirittura poco applicate. 
Basti pensare che nel 2019, a fronte di milioni di vittime che hanno denunciato o che sono entrate in progetti o case di accoglienza, sono stati aperti poco più di 2500 processi. In molti casi l'impunità ha prevalso, per cui sono state inflitte agli sfruttatori pene minori, che non sono state eseguite. Nello stesso tempo, le vittime sono rimaste con lo stigma di un crimine che ha danneggiato gravemente la loro dignità. Inoltre, ben poche di loro sono state risarcite per il danno fisico, psicologico e morale subito. E nei casi in cui hanno ottenuto il risarcimento economico, esso è stato di piccola entità. Più simbolico che di reale sostegno alla ricostruzione di un’esistenza dignitosa e di una reintegrazione sociale.
Un ulteriore fattore che rende ancora più difficile la situazione è la poca chiarezza rispetto al tema, infatti in molti Paesi si confonde il traffico di esseri umani con il fenomeno migratorio irregolare, per cui molte vittime vengono prelevate e rinchiuse in contesti specifici e di privazione della libertà in attesa di rimpatrio. Purtroppo l'isolamento in cui vivono in tali contesti non permette di far emergere la loro condizione di vittima. 
A peggiorare la situazione oggi è arrivata la pandemia legata al Covid19! Tutto si è fermato, la paura, l'inquietudine ed il malcontento si sono fatti strada nelle società di tutto il mondo. La criminalità, però, non si è fatta intimorire: ha trasformato il traffico di esseri umani in un circuito di sfruttamento telematico. Pornografia, pedopornografia, sesso a pagamento online.. e tutto tramite transazioni che, una volta effettuate, scompaiono dai circuiti. Sono bravissimi questi criminali, sfruttatori ad utilizzare internet e tutte le sue potenzialità per trarne vantaggio. 
In molte città, le donne, vittime di traffico che sono sfruttate nei circuiti della prostituzione, al causa del diffondersi del virus, sono state abbandonate dagli sfruttatori e dai clienti. Molte sono cadute in una situazione di dura povertà. Quasi nessuno le ha considerate. Pochissimi hanno dato loro una mano. Molti centri caritativi, dove non si giudica, non si considera il colore della pelle dei poveri, non si fanno né distinzione né discriminazione, hanno conosciuto i volti spaventati, affamati, soli di queste donne. Le hanno accolte, sfamate, hanno dato loro ristoro. Hanno aperto il loro animo alla speranza.

Dobbiamo fare di più e meglio perché questo orribile fenomeno sia scardinato.
Spesso non vogliamo accorgerci dell’esistenza del fenomeno nemmeno dinanzi all'evidenza: quando vediamo un lavoratore straniero sfruttato nei campi agricoli, o un giovane ragazzo immigrato lavapiatti nel retro di ristoranti o che lavora negli alberghi, o ancora una giovane donna di colore prostituirsi ai margini delle strade delle nostre città, dobbiamo capire che quelle persone non solo sono sfruttate ma sono quasi certamente vittime di trafficanti. Non possiamo rimanere impuniti passando oltre, ognuno è chiamato a fare la sua parte e a prendere atto del problema per cercare di innescare un meccanismo virtuoso di cambiamento sociale che porti al riscatto di queste persone vulnerabili.
Questa giornata mondiale di sensibilizzazione sulla lotta al traffico di esseri umani deve essere uno sprone a cercare di capire di più questo fenomeno che umilia la dignità di tutti gli esseri umani. Dobbiamo interrogarci su ciò che accade e non fermarci alla risposta facile, allo slogan politico, non dobbiamo arrenderci alle difficoltà legate alla crisi economica, alle differenze etniche e sociali, alla poca conoscenza della situazione. Dobbiamo reagire e, ancora una volta, contribuire a spezzare gli anelli delle catene della schiavitù per dire a voce ferma: “Mai più schiavi!”.


30 luglio 2020