• LOGIN
     

    Autenticazione

    • Utente
    • Password
     

"Come cristiani, non possiamo essere chiusi in noi stessi,
ma sempre aperti agli altri, per gli altri" (Papa Francesco)

Ultime Notizie

I Video di Slaves no More: testimonianze, eventi, la storia dell'Associazione




LIBRI

Il network di Slaves no More
24 luglio 2020

Lavorare in Rete: condividere prassi, esperienze, percorsi, vita insieme e cercare di costruire un network di relazioni che valichi i confini, che unisca due territori così distanti, ma altrettanto vicini come l'Italia e la Nigeria, è il punto fondamentale del nostro costante ed incessante lavoro.

Dal 2000 molto è stato fatto per contribuire al dialogo sul traffico e sfruttamento di esseri umani proveniente dalla Nigeria, con destinazione in Italia e più in generale in Europa. Lavoro che ha portato a risultati molto positivi e che negli anni ha visto nascere e consolidarsi cooperazioni e collaborazioni importanti.

Ad oggi Slaves no More dialoga e collabora con quattro case di accoglienza in Nigeria che si trovano a Benin City, Lagos, Delta State, Ijebu Ode. Due sono specifiche per il reinserimento socio lavorativo di donne e ragazze che tornano in Nigeria dopo l'esperienza della tratta e dello sfruttamento e due si occupano di accogliere e formare bambine e ragazze vulnerabili al fine di non farle cadere nelle mani degli sfruttatori.

Vorremmo in questo periodo raccontarvi nello specifico l'importantissimo lavoro che queste case fanno, non solo per le donne e ragazze, ma per tutta la società di riferimento.

La prima casa di accoglienza di cui vorremmo parlarvi è Bakitha Villa a Lagos.
Lo shelter ospita vittime di tratta e alcune persone vulnerabili. Molte delle vittime di tratta di esseri umani arrivano dall’Associazione Slaves no More.

 



 


Le suore residenti nello schelter, che lavorano con le vittime, vengono informate dell’arrivo delle ragazze, delle loro condizioni, della storia di queste giovani e di quello che hanno subito. Slaves no More da informazioni relative alle aspettative delle donne: sia quelle infrante durante il percorso migratorio si quelle che le giovani hanno tornando a casa.
Il primo incontro tra le suore e le ragazze è all’aeroporto di Lagos. Da lì portano le donne a Bakitha Villa, le conducono a casa e le suore preparano una festa per loro chiamata “No Place Like Home Party”. Questo per farle sentire a casa, per non farle sentire perse, perché le religiose sanno cosa queste giovani hanno dovuto passare, sanno quanto sono traumatizzate e violentate, sanno che devono essere rassicurate, devono essere amate ancora, devono sentire che hanno ritrovato casa.
Da marzo 2019 la casa sicura è diventata più grande e nuovi posti letto si sono aggiunti agli esistenti, così da poter ospitare altre 23 donne, inclusi i loro figli. La nuova parte ristrutturata è stata benedetta dall’Arcivescovo di Lagos alla fine di marzo. 

 



 


Quando le ragazze arrivano nello shelter viene dato loro del tempo per riprendersi, guarire.
Molte delle attività nello shelter sono legate alla riabilitazione, councelling, assistenza legale e psicologica, attività per dare loro una direzione e farle sentire amate, accettate.
Durante questo periodo le suore indagano anche per scoprire quali sono gli interessi, le abilità, le capacità e le attitudini delle donne. Grazie al tempo passato insieme le ragazze riescono a comprendere meglio loro stesse e ciò che sono in grado di fare, i loro interessi.
Una volta capite le loro competenze, le ragazze cominciano un percorso di rafforzamento di queste e vengono poi reintegrate con progetti in linea con le loro capacità. Se le ragazze non hanno particolari abilità, durante il periodo in cui stanno nella casa sicura verranno condotte a imparare nuove abilità, così da poter essere reintegrate e stabilizzarsi una volta uscite da Bakitha Villa, per avere una vita dignitosa.
A Bakitha Villa le religiose, insieme con le ragazze, i giovani della comunità e della parrocchia, le famiglie, gli insegnanti e le famiglie, si ritrovano per discutere e per migliorare la conoscenza attorno al fenomeno della tratta di esseri umani organizzando conferenze, seminari, workshop, manifestazioni, cortei, …

   




 


  




Un esempio di Successo: Precious rimpatriata dal Burkina Faso
Precious è una giovane donna di 17 tenuta in schiavitù in un paese del Burkina Faso. La sua grande forza di volontà e la voglia di liberarsi dalla condizione di sottomissione e violenza in cui era costretta le hanno dato la forza di chiedere aiuto a noi, in Italia, tramite una sua cugina residente in una comunità di religiose appena fuori Roma.
Grazie ad una rete di collaborazione ed al progetto dei rimpatri siamo riusciti ad organizzare il viaggio in autobus dal Burkina Faso fino in Nigeria, a Lagos dove Precious è stata accolta nello shelter di Bakitha Villa. Da qui ha cominciato un percorso di riabilitazione e reinserimento socio lavorativo.

 





Le religiose dicono di lei: “È così intelligente che speriamo che sarà in grado di studiare medicina e diventare un medico. Questa è la nostra speranza e sogno.”
Blessing è riuscita a diplomarsi ed è pronta per lasciare lo shelter e passare all’autonomia.