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LIBRI

Lettera di Suor Eugenia sulla giornata contro la violenza sulle donne
07 dicembre 2017

Il vuoto che resta e che pesa. 
In nome delle assenti-presenti nel giorno antiviolenza
(pubblicato su "Avvenire", il 3-12-2017)



Caro Direttore,

ho seguito con profonda partecipazione le varie manifestazioni che si sono svolte per celebrare la Giornata contro la violenza sulle donne. E’ stata una bella e importante mobilitazione anche se ho notato l’assenza, nell’incontro alla Camera, delle religiose, molte delle quali impegnate in prima linea per prevenire, guarire e accogliere le vittime di violenza domestica ma soprattutto le donne vendute e comprate per la prostituzione coatta.

E’ questa la violenza su cui vorrei richiamare l’attenzione oggi. Il dramma è ben visibile sulle nostre strade, ma che si finge ignorarlo per non prendere provvedimenti seri anche con leggi adeguate.  Le prime persone a dire basta dobbiamo essere noi donne, con il coraggio di saper vedere, di denunciare, sostenere, consigliare, essere accanto, intervenire e prevenire. Certo, le autorità proposte all’ordine pubblico hanno un ruolo specifico per la tutela e sicurezza dei cittadini. E purtroppo a volte si interviene solo quando è troppo tardi. Anche noi “della porta accanto” siamo, però, responsabili: quante volte ci lasciamo vincere dalla globalizzazione dell’indifferenza? Non siamo quindi un po’ tutti colpevoli?

Mentre vedevo i cortei e le iniziative, alla televisione, ho ricordato quel 13 febbraio del 2011 in Piazza del Popolo a Roma, quando una folla enorme di donne, di fronte alla violenza e sfruttamento di altre donne, ha avuto il coraggio di gridare “Se non ora quando? Ancora oggi dobbiamo unire tutte le nostre forze per gridare ancora: “Se non ora quando”?

Oggi il mio pensiero corre verso le altrettante migliaia di donne immigrate, minorenni comprese, che muoiono non solo per violenza fisica ma anche perché sono respinte e lasciate morire nel deserto, in Libia, nella traversata del mare sperando in una accoglienza dignitosa per un futuro migliore di ciò che hanno lasciato mentre, purtroppo molte di loro non giungeranno mai alla meta desiderata. Anche loro rimangono vittime della nostra globalizzazione dell’indifferenza.

Quante di queste donne, se non tutte, sono state o sono vittime di tanta violenza fisica, psicologica, disprezzo, vergogna! Quante di loro sono state uccise sulle nostre strade, i cui corpi possono essere bruciati o nascosti nei cassonetti, di cui purtroppo nessuno si accorge, oppure chi sa non vuol parlare per il timore di essere coinvolto.

Di fronte a parecchie migliaia di donne che ultimamente sono approdate sulle nostre coste, mi brucia dentro una domanda: “Dove sono? Da chi sono state accolte, o prelevate dagli stessi Sprar, Cara, o dal CPT di Ponte Galeria per poi finire ancora nelle maglie dei trafficanti o maman che le portano a prostituirsi sulle nostre strade per soddisfare la forte domanda di sesso a pagamento? Quanta violenza fisica e psicologica subiscono queste giovani sulle nostre strade. Quanta fatica strapparle dalle maglie dei trafficanti per portarle nelle case, gestite ancora in gran parte da religiose che insieme ad altre organizzazioni offrono una accoglienza familiare e serena per aiutarle a recuperare prima di tutto la loro dignità e libertà. Dalla fine degli anni 90’, sono diverse decine di migliaia di giovani immigrate dalla Nigeria o dai Paesi dell’Est Europa venute in Italia con il miraggio di un lavoro per trovarsi poi nelle maglie dei trafficanti.

Oltre 6000 di loro sono state recuperate e reintegrate nella nostra società in dignità e libertà attraverso le strutture create dalle religiose. Quante storie di violenze inaudite abbiamo ascoltato. Quanto bisogno di guarigione per uscire dalla vergogna e umiliazione subita con tanta violenza psicofisica subita sulla strada!

Che questa giornata che abbiamo celebrato domenica lasci più slancio, a noi donne e alle istituzioni, per ridare libertà, dignità e legalità a queste giovani donne immigrate, perché non abbiano più a subire continuamente violenza e sfruttamento sulle nostre strade.

Grazie per la Sua attenzione,
Suor Eugenia Bonetti